IL DRITTO

Nel tennis i colpi base, ovvero dritto rovescio volè e servizio vengono definiti "fondamentali", e rappresentano il bagaglio tecnico obbligatorio che ogni giocatore deve possedere.

Il fondamentale dei fondamentali

Nel tennis moderno al dritto è assegnato il compito di "macinare" gioco: un giocatore oggi deve possedere un dritto in grado di mettere sotto pressione l'avversario ma anche di reggere in fase difensiva. Il dritto deve essere potente, solido, efficace, preciso ovvero "consistente". La parola "consistenza" nel gergo tennistico riassume le qualità principali di un buon giocatore: essere consistenti vuol dire poter colpire con potenza ma senza sacrificare la precisione, essere in grado di spingere la palla piazzandola dove si vuole e il tutto sempre con una bassissima percentuale di errori.

Essere consistenti vuol dire essere vincenti.

L'esempio del Campione, MARIA SHARAPOVA

Siberiana, classe 1987, alta 1.88 metri per 59 kg di peso, allieva di Nick Bollettieri, a soli 18 anni è diventata numero uno nelle classifiche mondiali femminili il 22 agosto del 2005, ha chiuso il 2006 come numero due del ranking. In carriera sino ad oggi ha vinto 15 tornei maggiori aggiudicandosi già due prove dello SLAM: WIMBLEDON nel 2004 e gli US OPEN nel 2006. Con un bottino di oltre 10 milioni di dollari di soli montepremi, (ovvero senza contare sponsor e contratti pubblicitari) ci troviamo di fronte ad una delle giocatrici più forti del momento e di diritto già annoverata tra le grandissime di sempre. (Per tutti i dettagli aggiornati potete consultare il suo profilo)

Perché lei, perché proprio il suo dritto?

Abbiamo scelto di analizzare il dritto della Sharapova perché si tratta di un colpo estremamente potente e solido, utilizzato da una giocatrice molto giovane e quindi espressione del tennis moderno. Un colpo che pur essendo a tutti gli effetti un'arma micidiale ed elemento portante del gioco della campionessa, non possiede nel suo impianto tecnico elementi troppo "personali" come potrebbero essere il tocco geniale di McEnroe o l'incredibile anticipo di Agassi o ancora la mostruosa velocità di braccio di Nadal o l'inarrivabile classe di Federer. Siamo di fronte ad un dritto estremamente CONSISTENTE che ci dimostra come una solida tecnica applicata alla perfezione conduca a livelli di eccellenza.

La Sharapova non nasce campionessa, non ha ricevuto in dono dalla natura un braccio divino come quello di Federer ma ha lavorato duramente per portare il suo gioco a livelli di eccellenza: per diventare una campionessa Maria ha dovuto lavorare duramente, niente in quello che fa le è mai venuto "naturale" o "facile" e proprio per questo rappresenta uno degli esempi migliori per i giocatori in fase di apprendimento. Il suo grande talento sarebbe rimasto inespresso se non avesse trovato nella sua volontà di allenarsi e migliorarsi un alleato micidiale. Il suo esempio ci rassicura sul fatto che facendo le cose nel modo corretto si possono raggiungere risultati importanti, e che le difficoltà non devono spaventarci.
Nel tennis mille, duemila, tremila colpi non sono nulla: ci vuole tempo e determinazione, grinta e pazienza, controllo assoluto a livello mentale e fisico.

LA POSIZIONE D'ATTESA: il principio di tutto. (The Bigbang)

I principianti hanno difficoltà ad assumere la corretta posizione d'attesa anche perché sottovalutano l'importanza fondamentale che essa riveste ai fini di una corretta esecuzione dei colpi seguenti. Impegnatevi ad assumere una corretta posizione d'attesa all'inizio di ogni scambio, quando vi apprestate a rispondere al servizio del vostro avversario mettetevi consapevolmente in posizione, curate i dettagli, la posizione d'attesa è fondamentale per fronteggiare efficacemente il servizio del vostro avversario. Una giusta posizione d'attesa vi garantirà prontezza di reazione, capacità di mettervi rapidamente in movimento e di intercettare il colpo del vostro avversario. Le vostre chanches di giocare un buon colpo sono drasticamente influenzate dalla vostra posizione d'attesa, vediamola nei dettagli.

La prima immagine della sequenza ci mostra la Sharapova in posizione per rispondere al servizio della sua avversaria.

PIEDI - Equilibrio dinamico

La base d'appoggio è ampia per garantire il massimo equilibrio ma i piedi, paralleli tra di loro non sono eccessivamente divaricati. Normalmente si consiglia di mantenere tra i piedi una distanza pari a circa 1 volta e mezza la larghezza delle spalle, guardando la foto direi che il consiglio è seguito alla perfezione. Si può notare come il piede sinistro sia completamente a terra mentre il tallone destro viene leggermente sollevato. Maria sollevando lentamente alternativamente il tallone destro e sinistro esegue quella che viene definita ricerca di equilibrio-dinamico, ovvero pur cercando la migliore base d'appoggio possibile l'atleta sposta alternativamente il peso sugli avampiedi per evitare che questa ricerca di stabilità si traduca in staticità. L'atleta è ferma perché non sa ancora in che direzione si dovrà spostare inquanto l'avversario non ha ancora servito, ma si impegna a spostare il peso alternativamente sui due avampiedi per garantirsi una reazione più rapida. Fermi ma non statici, in equilibrio perfetto ma non immobili.

GAMBE - State giù!

Se guardiamo le gambe possiamo apprezzare l'entità del piegamento, l'angolo delle ginocchia sfiora i 90 gradi, l'atleta è praticamente "seduta". Nel tennis il piegamento è essenziale per un corretto approccio nei confronti della palla, e per sfruttare le gambe in fase di spinta. Nel resto della sequenza vedremo come questo piegamento venga utilizzato per generare controllo e potenza. La Sharapova è una atleta molto alta, 188 centimetri per una donna rappresentano una altezza decisamente sopra la media quindi immaginate quanto sia impegnativo per lei "scendere" così in basso con le gambe, a conferma della assoluta necessità di mantenere il baricentro basso. E' piegata, non si sta piegando: quando si attende il colpo dell'avversario bisogna stare "giù" e rimanerci fin quando non si va ad impattare la palla.

LA RACCHETTA - Impugnatura e posizione

La racchetta è impugnata a due mani inquanto la Sharapova esegue il rovescio bimane e la seconda mano è già sul manico pronta a impostare un eventuale rovescio, e cosa importantissima la testa della racchetta è mantenuta molto alta, superando addirittura la linea delle spalle. La racchetta in posizione d'attesa va tenuta davanti al corpo e bene alta, questo perché durante la fase di preparazione dovrà necessariamente salire ancora come vedremo, pertanto assumere una posizione d'attesa con la racchetta bassa sarebbe un controsenso. I principianti tendono spesso a lasciare la racchetta a "penzoloni", quasi abbandonata a se stessa e sono poi costretti a tirarla su per andare a giocare il colpo. Impegnatevi ed abituatevi a tenere la racchetta bene alta davanti al corpo, questo vi consentirà di minimizzare i tempi di reazione e di preparazione del colpo.

BUSTO E TESTA - Bilanciare il tutto

La naturale inclinazione in avanti del busto serve a ristabilire il corretto bilanciamento del peso per raggiungere una posizione di assoluto equilibrio. Ma il busto non è piegato, rimane dritto e ben disteso. Per capire il tutto alzatevi dalla sedia, noterete come il busto si inclini naturalmente in avanti per assecondare il movimento e trasferire dalla sedia ai piedi il vostro punto di appoggio. L'atleta è quasi "seduta" ma senza sedia, è naturale che il busto sia inclinato per mantenerla bene in equilibrio. La testa invece lavora per mantenere lo sguardo perfettamente diritto verso l'orizzonte livellandosi indipendentemente dall'inclinazione del busto. Guardate come tutta la posizione della Sharapova esprima concentrazione e reattività, lo sguardo è fisso verso il suo avversario e sulla palla che si appresta a servire ed il corpo sembra una molla caricata e pronta a scattare potenzialmente in ogni direzione. Equilibrio, dinamismo, concentrazione, reattività e compostezza ovvero una ottima posizione d'attesa.

STEP - Time to move..

 

La sequenza mostra la Sharapova eseguire lo STEP, il saltino a piedi pari che DEVE essere eseguito ogni qualvolta l'avversario impatta la palla. Lo STEP, semplicissimo da capire ed eseguire inquanto altro non è che un saltino sul posto a piedi pari, rimane uno degli elementi più ostici da inserire negli automatismi dei principianti (ma anche di giocatori già più avanzati) ma riveste una importanza critica nelle dinamiche di gioco. Maria nella prima figura sta "steppando" ma notate che pur essendo sollevata da terra, rimane nel complesso "piegata". Guardate la linea del tendone a fondo campo: noterete che durante lo step la testa rimane praticamente alla stessa altezza rispetto alla posizione d'attesa analizzata precedentemente, eppure i due piedi sono sollevati da terra. L'atleta in sostanza salta rimanendo piegata, le gambe funzionano come due ammortizzatori mantenendo costantemente bassa la posizione del corpo e del baricentro: pur saltando durante lo step si rimane sempre bassi e in totale equilibrio. Lo step serve per mettere in movimento "neutro" i piedi nell'istante stesso in cui l'avversario colpisce la palla in modo da poter subito scattare in qualsiasi direzione. Nella figura di mezzo l'atleta sta riprendendo contatto col terreno ma la cosa più stupefacente si nota nella terza immagine della sequenza: la Sharapova ha appena ripreso contatto con il terreno ed ha già letto la direzione della palla e capito che giocherà un dritto. Come vedete la rotazione del busto è già cominciata, Maria ha appena toccato terra e sta già effettuando l'apertura, la racchetta appare già decisamente ruotata per giocare il dritto mentre i piedi stanno ancora completando "l'atterraggio" e non sono stati ancora messi in movimento verso la palla.

Il concetto da far proprio è che lo STEP = AZIONE, e la reazione si concretizza in una apertura immediata e fulminea, seguita da una rapidissima ricerca della palla e della posizione ottimale per portare il colpo. Ora qui siamo davanti ad una campionessa, i tempi di reazione sono sbalorditivi, pensare di riuscire da subito ad aprire con la stessa fulminea prontezza che si nota in questa sequenza è assurdo per un principiante ma anche per un giocaore più avanzato. Ma il messaggio da cogliere è: APRIRE SUBITO, sforzarsi di aprire immediatamente, concentrarsi affinché prima di correre, prima di cercare di raggiungere la palla, la prima preoccupazione sia sempre di capire che colpo si andrà a giocare e aprire di conseguenza. Col tempo, l'esercizio e l'attenzione pian piano i tempi di apertura diventeranno sempre più rapidi ed istantanei avvicinandosi sempre più a quelli dei professionisti.

La corretta sequenza tecnica di ogni colpo è dunque la seguente:

STEP - REAZIONE (APERTURA) - RICERCA DELLA PALLA - COLPO

Istintivamente il principiante si comporta erroneamente così:

ASSENZA DI STEP - REAZIONE E RICERCA DELLA PALLA - APERTURA E COLPO
(l'apertura avviene quindi quando si è ormai nei pressi della palla e non si ha più tempo)

Il più famoso coach del mondo Nick Bollettieri sostiene che dal momento esatto in cui l'avversario colpisce la palla non sia mai troppo presto per aprire. Tutto ciò così evidente nella sequenza che abbiamo qui sopra risulta estremamente "innaturale" e "contro-istintivo" per un principiante. Il primo istinto è quello di correre verso la palla, perché si ha paura di non arrivare in tempo per colpirla. E in realtà così facendo si riduce drasticamente il tempo a disposizione per giocare il colpo perché una volta giunti nei pressi della palla si dovrà aprire e subito dopo colpire, facendo tutto troppo frettolosamente. Ad un principiante non viene richiesto di aprire in pochi millesimi di secondo come fa un campione ma gli viene richiesto di esercitarsi a rispettare la corretta sequenza di gioco ovvero steppare - aprire subito e cercare la palla. Ripeto il tutto non è istintivo richiede molta concentrazione ma è un passo fondamentale per progredire. Nel tempo poi ci si allenerà ad eseguire il gesto tecnico in maniera sempre più rapida sino ad eguagliare le fulminee reazioni dei giocatori professionisti.

P.s.: Steppare ma esattamente quando? Lo step ideale è quello che si esegue un istante prima che l'avversario colpisca la palla in modo da essere in fase di atterraggio nel momento esatto in cui la palla viene impattata dall'avversario. Acquisire il giusto timing per un corretto step richiede concentrazione e sguardo fisso sulla palla, massima attenzione e "voglia" di reagire. Per farlo dovete prima di tutto volerlo, non è una cosa che può capitare per caso o automaticamente. Concentrarsi e imporsi di eseguire un corretto step porta il tennista di qualsiasi livello in uno stato quasi di trance, in cui gli stimoli visivi vengono recepiti e trasformati in reazioni muscolari simultaneamente. La cosa che più spesso lamentano i tennisti in fase di apprendimento è di non riuscire a "leggere" la palla, ovvero hanno difficoltà a capire direzione e profondità della palla che stanno per colpire. Spesso si spostano in avanti per poi trovarsi troppo avanzati, oppure rimangono indietro non riuscendo a colpire la palla al primo rimbalzo. Nella sequenza qui sopra vi siete resi conto che la velocità di reazione della Sharapova è impressionante, se avesse aspettato di "vedere" dove stava andando la palla per decidere il da farsi non avrebbe mai eseguito i movimenti giusti con una tale rapidità. Quando riuscirete a rimanere concentrati sulla palla e a steppare con continuità e timing corretto sperimenterete qualcosa di molto simile ad uno stato di trance. Vi sembrerà che a mettervi in movimento sia la palla stessa e non la vostra volontà di raggiungerla; vi troverete a correre nella giusta direzione senza aver mai dato coscientemente un impulso alle vostra gambe. Non percepirete nulla di ciò che accade intorno a voi che non riguardi direttamente lo scambio che state giocando. Un susseguirsi frenetico di azioni-reazioni, una costante ricerca della palla, del colpo, del colpo. Questo spiega come i professionisti riescano tenere ritmi elevatissimi con velocità di palla impressionanti riuscendo sempre ad arrivare in tempo su ogni colpo. Ma ripeto, dovete imporvelo: sguardo fisso sulla palla, concentrazione massima e step. E' faticoso, difficile, controistintivo e impegnativo dal punto di vista mentale ma assolutamente indispensabile e vi sorprenderete di come riuscirete a giocare palle che ritenevate imprendibili.

APERTURA - Take it easy!

Una buona apertura ci consente di giocare il colpo con più facilità e comodità: una buona apertura riduce la difficoltà di esecuzione dei colpi. Minore difficoltà di esecuzione = maggiore probabilità di successo. Abbiamo visto già prima "quando" aprire, ovvero prima possibile, vediamo ora come: la risposta è molto banale: EASY, l'apertura deve essere facile, semplice, senza fronzoli. Tutto il superfluo va eliminato perché non c'è mai abbastanza tempo quando si gioca a tennis e perché non abbiamo bisogno di ulteriori complicazioni. Nella sequenza qui sopra ritroviamo la Sharapova subito dopo il suo STEP e notiamo che ha già iniziato l'apertura per il suo dritto. La chiave di tutto è il busto, dimenticate il braccio, dimenticate l'affiancamento dei piedi e del corpo e concentratevi sul busto. Nel tennis moderno il lavoro di preparazione del dritto è affidato quasi esclusivamente alla rotazione del gruppo BUSTO-SPALLE; è la rotazione del busto che indipendentemente dalla posizione dei piedi si preoccupa di far arretrare il BRACCIO-RACCHETTA per preparare il colpo. Il braccio sinistro nella prima fase dell'apertura accompagna la racchetta e poi se ne separa per tornare in posizione più avanzata e svolgere la sua preziosa azione bilanciatrice. La testa della racchetta rimane alta così come il gomito rimane naturalmente vicino al corpo. Maria fa lavorare quasi esclusivamente il busto, le spalle come si vede nella terza immagine hanno completato la rotazione e ora la spalla sinistra "guarda" in direzione dell'avversario, la posizione dei piedi è cambiata relativamente poco e la posizione può definirsi ancora pressochè frontale ma la cosa ancora da sottolineare è il piegamento: guardate sempre la riga del tendone di fondocampo e avrete la prova che la Sharapova ha ruotato completamente il busto per portare dietro la racchetta, ha aggiustato la posizione dei piedi con piccoli passi, ha completato l'apertura e il caricamento del suo potente dritto rimanendo costantemente "giù", "l'altezza dal suolo" è rimasta in tutto questo processo praticamente identica. Per ottenere questo risultato le gambe hanno "lavorato" in maniera esemplare per mantenere l'atleta piegata, il suo baricentro è ancora sufficientemente basso da permetterle un controllo totale della sua posizione nello spazio. La Sharapova ha caricato il colpo, la racchetta è arretrata, ben alta sopra la testa che rimane perfettamente livellata, lo sguardo è sempre fisso verso la palla in arrivo, il busto completamente ruotato e ha svolto tutta questa preparazione rimanendo adeguatamente piegata.

Pronti a colpire: "juega la palla!"

Analizziamo come la Sharapova si trovi nella sua posizione di "attacco della palla".

La posizione dei piedi è definita OPEN STANCE, ovvero una posizione "aperta", frontale. Non c'è traccia di "affiancamento", concetto che è andato via via scomparendo nel tennis moderno. I tennisti oggi si preoccupano di portare a termine la rotazione del busto senza ritenere necessario e indispensabile l'affiancamento. Questo perché la poderosa spinta che la rotazione del busto è in grado di imprimere alla palla in fase di accelerazione è diventata una componente primaria ed indispensabile, e una posizione frontale per certi versi risulta ancora più adatta a "caricare" il colpo, oltre ad offrire il considerevole vantaggio di essere di più semplice e rapida esecuzione. Evidente risulta essere il piegamento delle gambe che è rimasto costante durante tutto il processo di apertura mentre il peso del corpo è ora ben assestato sul piede destro, con una cosiderevole componente avanzata come si può notare anche dalla posizione del piede sinistro che, notevolmente più scarico, conserva un appoggio totalmente localizzato sull'avampiede tanto che il tallone sinistro risulta leggermente sollevato. Il complesso BRACIO - POLSO - RACCHETTA risulta essere in posizione relativa sorprendentemente simile a quella di partenza, con un angolo di 90° tra braccio e avambraccio e sempre di 90° tra racchetta ed avambraccio

Dal confronto tra le posizioni di attesa e quella ad apertura completata si nota come la parte che ha "lavorato" di meno per caricare il colpo sia proprio il gruppo BRACCIO - POLSO - RACCHETTA. La Saharapova ha aggiustato la posizione dei piedi, ha lavorato efficacemente con le gambe per mantenersi sempre costantemente bassa e piegata durante tutta la preparazione, ha ruotato completamente il busto per consentire l'arretramento della racchetta ma gli angoli e le posizioni di braccio, avambraccio, polso e racchetta sono rimaste identiche, seguendo RIGOROSAMENTE la regola degli angoli di 90° a livello del polso e del gomito. Notate anche quanto sia alta la racchetta al termine della apertura e come la testa sia rimasta sempre perfettamente livellata e lo sguardo in avanti sulla palla. La posizione alta della racchetta al termine della apertura è un concetto particolarmente ostico ai principianti che tendono istintivamente a tirare dietro la racchetta mantenendola piuttosto bassa. Trovarsi con la racchetta ben alta al termine della apertura è un vantaggio enorme in termini di spinta, in quanto quando si inizierà il movimento di accelerazione che porterà ad impattare la palla una racchetta posizionata ben al di sopra di essa dovra' scendere verso il basso prima di colpire, e in questa discesa potrà sfruttare oltre alla spinta dell'atleta anche la forza di gravità che la aiuterà in questo percorso in discesa. Al contrario se mi trovo a far partire la racchetta da una posizione più bassa rispetto alla palla una parte della mia spinta verrà assorbita dalla forza di gravità che contrasterà la "risalita" dell'attrezzo. Semplicemente se dovete spingere una macchina contro un muro sarà più agevole iniziare a spingerla in discesa piuttosto che in salita, e sicuramente spingendo in discesa otterrete un impatto più potente.

La Sharapova ora è pronta per liberare il suo dritto, ha eseguito perfettamente lo step, ha immediatamente iniziato la sua apertura ruotando il busto e aggiustando conseguentemente la posizione dei piedi, il braccio è arretrato in maniera assolutamente naturale assecondando e seguendo in totale decontrazione la rotazione del busto senza che il polso ed il gomito abbiano mutato minimamente la loro angolazione, (sempre 90 gradi!) la racchetta è stata portata dietro ben alta ed il peso del corpo è piantato a terra principalmente sul piede destro e in avanti, il tronco sempre disteso ma leggermente inclinato in avanti ed il braccio sinistro naturalmente proteso a bilanciare la posizione del corpo. Le gambe ancora piegate mantengono l'atleta sempre alla stessa altezza, l'atleta è ancora "giù" ed è pronta a liberare l'enorme quantità di energia che è stata in grado di accumulare a livello di gambe, busto, e sfruttando la translazione in avanti del suo peso. Sorprendentemente l'unica parte del corpo che non sembra aver accumulato energia da restituire è il braccio: la racchetta è rimasta fino ad ora in una sorta di "quiete" mentre tutto intorno a lei cambiava rapidamente accumulando energia.

IL COLPO - Rock'n Roll!

A questo punto la Sharapova ha caricato la sua arma, è il momento di fare fuoco e liberare tutta l'energia che la sua solida tecnica le ha permesso di accumulare mantenendo un perfetto equilibrio e un totale controllo su ogni parte del suo corpo. Massima potenza nel massimo controllo, assoluta assenza di movimenti inutili o controproducenti prima, durante e dopo il colpo, compostezza assoluta ed equilibrio totale durante tutta l'esecuzione.

In queste due prime immagini in sequenza vediamo la fase iniziale dello SWING ovvero il momento in cui la Sharapova da il via al processo che le consentirà di accelerare la racchetta al massimo prima dell'impatto in modo da poter scaricare su di essa la massima energia possibile. Il movimento trae origine dal tronco e in particolare è la spalla sinistra che sembra "trainare" il busto e dare il via alla rotazione (confrontate spalla e braccio sinistro tra le due diapositive). Attenzione alle gambe, l'atleta è ancora "giù" (guardate sempre la linea del telone) ma il peso si sta già trasferendo in avanti, in parte anche sul piede sinistro che nella seconda immagine appare nettamente più schiacciato. Maria sta iniziando a ruotare il busto e contemporaneamente a trasferire il peso verso la palla in arrivo e la gamba sinistra che nella prima immagine appare ancora "scarica", nella seconda risulta leggermente in appoggio, anche se la quasi totalità del carico è ancora sostenuto dalla gamba destra. La racchetta inizia a muoversi e lo fa verso il basso sfruttando come detto prima anche la forza di gravità, ma come vedete braccio, gomito e polso ancora non mutano affatto i loro angoli relativi (ancora 90 gradi!). Il braccio sembra ancora non lavorare attivamente, ma muoversi in totale rilassatezza trainato dal busto. Sembra quasi che l'atleta lasci "cadere" la racchetta verso il basso lasciando che il braccio segua l'azione trainante della rotazione del tronco.

A questo punto l'atleta inizia a liberare tutta la sua forza muscolare in maniera decisamente esplosiva, la rotazione del busto appare violenta tanto che il braccio sembra come "rimanere indietro". (nella seconda immagine la spalla destra è ormai più avanzata della sinistra ma la racchetta appare ancora nettamente più arretrata). Anche se la testa della racchetta è decisamente scesa rimangono sempre identici gli angoli all'altezza di gomito e polso (90 gradi, come sempre!). In particolare notate il polso che non muta la sua posizione nei confronti della racchetta, non c'è richiamo, l'angolo rimane sempre di 90 gradi. Le gambe stanno spingendo con vigore tant'è che per la prima volta la testa appare più alta rispetto alla linea del tendone di fondocampo. La Sharapova si sta "alzando" per "spingere" la palla anche con le gambe. Ancora il braccio-racchetta sembra essese l'unica parte del corpo che non sta lavorando attivamente, mentre appare evidentissima la violenta spinta del busto. (guardate anche le pieghe trasversali che si formano nella maglietta e come l'espressione del volto fino a questo momento assolutamente assorta e concentrata comunichi ora il grande sforzo che l'atleta sta producendo) Per la prima volta vediamo entrare nel campo visivo della foto la pallina, e lo sguardo è chiaramente fisso su di essa.

Arriviamo all'impatto, il tronco ha liberato tutta la sua energia tanto da presentarsi in leggera torsione opposta (la spalla destra è decisamente più avanzata rispetto alla sinistra) ed il braccio ora raggiunge la massima velocità possibile, la racchetta recupera violentemente il "ritardo" accumulato durante la fase precedente e scarica sulla palla una frustata velocissima. Le gambe spingono con vigore e l'atleta continuando a salire perde il contatto con il terreno scaricando così sulla palla anche tutto il suo peso che viene translato in avanti verso la palla stessa. La spinta in avanti esercitata dall'atleta grazie alla rotazione del busto e alla translazione del peso è impressionante, e si evidenzia anche dalla maglietta che a livello dell'addome si allontana dal corpo per effetto della forza centrifuga. Per l'ennesima volta constatatiamo che gli angoli a livello di polso e gomito anche nel momento dell'impatto con la pallina sono di 90 gradi. (scommetto che ci avreste giurato eh!) In particolare il polso anche nell'istante immediatamente successivo all'impatto conserva sempre la sua posizione rispetto alla racchetta, così come il gomito che forma sempre un angolo di 90° tra braccio ed avambraccio.

FINALE - Follow thrue

Subito dopo l'impatto l'atleta continua ad assecondare il suo movimento, non tenta in nessun modo di rallentare la sbracciata ma si limita a lasciar correre con la massima fluidità la racchetta decontraendo il braccio e facendo in modo che le articolazioni di polso, gomito e spalla lavorino liberamente per assorbire l'enorme energia cinetica ed arrestare la corsa della racchetta. La testa della racchetta è ormai troppo veloce ed il polso cede sbloccandosi ed aprendo leggermente il suo angolo ma solo quando la palla è già stata colpita, mentre a livello del gomito l'angolo rimane di 90 gradi ed il braccio continua la sua corsa. La Sharapova sta "galleggiando" a pochi cm dal suolo e si appresta a riprendere contatto con il terreno ma è chiaro dalle foto che nessuna forza frenante viene applicata al braccio. Se l'atleta pensasse di dover frenare il braccio dopo il colpo non riuscirebbe ad accelerarlo al massimo prima dell'impatto.

In queste ultime diapositive possiamo apprezzare la posizione finale del colpo. Notate il braccio fin dove è arrivato prima di arrestarsi: fin dove era possibile arrivare! La Sharapova Ha lasciato che il suo braccio corresse libero fin sopra la sua spalla, fino a fermarsi quando non era più fisicamente possibile proseguire la corsa. Come vedete nessuna azione frenante è stata messa in atto dall'atleta, il braccio va lasciato andare liberamente, si fermerà naturalmente quando le articolazioni di spalla, gomito e polso avranno esaurito la loro capacità di flessione. In sostanza lasciate che il braccio prosegua il suo movimento sino a "fine corsa". La prima osservazione è sull'angolo che si forma a livello del gomito nella posizione finale che è ora addirittura nettamente inferiore rispetto ai famosi 90 gradi. In sostanza il braccio non si è mai "disteso" durante tutto il colpo, è rimasto sempre costante un angolo a livello del gomito di 90 gradi che dopo il colpo è andato addirittura a chiudersi ulteriormente. I principianti, ma anche i giocatori di livello più avanzato hanno la netta convinzione che per spingere la palla sia necessario prima o poi durante l'esecuzione del colpo "distendere" il braccio. Come abbiamo visto in realtà il braccio non viene MAI disteso dalla Sharapova, ma rimanendo constantemente piegato a 90 gradi addirittura finisce col chiudersi ulteriormente a fine colpo. Un'altra errata "convinzione" riguarda il polso che i giocatori in fase di apprendimento tendono a distendere durante il colpo: mantenere il polso bloccato a 90 gradi rispetto all'avambraccio durante la preparazione e l'impatto con la palla è uno dei punti chiave dell'evoluzione tecnica di un tennista. Quando imparerete a mantere il blocco a livello del polso la qualità del vostro gioco subirà una notevola impennata. Una curiosità che vi farà capire l'importanza del blocco del polso: guardate questo accessorio inventato dal grande Brad Gilbert, ex giocatore di livello assoluto (è stato numero 4 del mondo) ed ora uno tra i più apprezzati coach a livello mondiale avendo allenato tra gli altri anche Andrè Agassi e Andy Roddick. Come vedete questo simpatico "attrezzino" è stato costruito appositamente per blocare e "costringere" il vostro polso a mantenere una posizione corretta, ovvero tale da formare unangolo di 90 gradi tra racchetta ed avambraccio.

Altrettanto importante è notare il lavoro delle gambe dopo l'impatto. Come vedete l'atleta a fine colpo inizia immediatamente a recuperare una corretta posizione, scende nuovamente piegandosi sulle gambe (nell'ultima diapositiva la testa è già tornata prossima alla linea sul telone di fondo) e inizia immediatamente la fase di riposizionamento rispetto al campo. Il braccio sta ancora esaurendo la sua corsa ma già le gambe stanno recuperando campo, ovvero l'atleta si sta spostando verso il centro per non lasciare troppo spazio ai colpi dell'avversario. Il colpo precedente non è ancora terminato del tutto, il braccio si trova ancora a "fine corsa" ma già la Sharapova si sta preparando a fronteggiare il colpo successivo: guardate come la gamba sinistra conduca il suo spostamento verso il centro del campo e come sia tornato evidente il piegamento. Non c'è pausa, non c'è tregua: un colpo non è ancora terminato e già ci si prepara al meglio per il successivo piegandosi di nuovo, spostandosi verso una posizione più adatta per fronteggiare la palla successiva. Il tennis non va pensato come una serie di colpi in sequenza, ma come un unico movimento che dura per tutto lo scambio finchè uno dei due non ottiene il punto. Una vera e propria danza, un continuo ripetersi di passi, piegamenti, distensioni, scatti, rincorse, sbracciate che non prevedono nessuna pausa o interruzione nella loro dinamica finchè la palla è in gioco. Respirate bene prima di ogni scambio perché non saprete mai quanto a lungo durerà e quando potrete respirare di nuovo. Il giocatore alle prime armi esegue un colpo e rimane fermo fin quando non capisce dove dovrà andare a giocare il successivo. Tra un colpo e l'altro invece è essenziale recuperare una corretta posizione nel campo, e la Sarapova ci mostra come questa ricerca del campo inizi ancor prima che il colpo precedente sia del tutto terminato: non ha ancora recuperato il suo braccio che si trova a fine corsa ma sta già recuperando campo con le gambe.

Un ottimo colpo - Putting it all together..

Un ottimo dritto dunque, potente, preciso, affidabile, in una sola parola: consistente. Ricapitoliamo brevemente gli elementi chiave:

  1. Una buona posizione d'attesa, sufficientemente piegati sulle gambe, attenti, in equilibrio dinamico. La racchetta è ben alta, e la regola degli angoli di 90° gradi tra racchetta-avambraccio-braccio perfettamente rispettata. Sguardo fisso sulla palla, concentrazione al massimo: pronti a reagire.
  2. Un ottimo gioco di gambe ed una apertura semplice e fulminea: STEP - APERTURA FULMINEA - IMMEDIATA RICERCA DELLA PALLA. L'apertura semplice porta la raccheta dietro sufficientemente alta conservando gli angoli di 90° gradi sempre tra racchetta - avambraccio e braccio.
  3. Un movimento fluido e completo, senza frenare minimamente il braccio unito ad una composta ma poderosa spinta di gambe. Il busto spinge, le gambe spingono, tutto il corpo contribuisce a imprimere spinta alla palla ma ancora una volta il braccio non si discosta dalla regola dei 90° gradi: racchetta, avambraccio e braccio non mutano la loro posizione relativa fin dopo l'impatto.
  4. Un finale di colpo assolutamente libero da qualsiasi rigidezza o contrazione che è già attivamente l'inizio del colpo successivo: il braccio corre via libero fino a fondo corsa e le gambe già recuperano campo per fronteggiare la palla successiva.

Ma in definitiva, chi me lo fa fare? - Cui prodest ?

Difficile? Sicuramente si, decisamente difficile, assolutamente non istintivo e molto complicato da apprendere, ma il tennis è proprio questo: uno degli sport più tecnici in assoluto che richiede un livello di attenzione elevatissimo. La chiave di tutto è la concentrazione, l'attenzione assoluta e il controllo totale dei vostri movimenti. Corpo e mente dunque, per tirare un buon colpo campioni o principianti che siate dovrete sempre PENSARE a quello che state facendo, niente vi verrà mai regalato sul campo da tennis. Tanto impegno, tanti errori, lenti progressi e piccoli traguardi ma quando assaporerete la sensazione di muovervi sul campo rapidi, composti ed efficaci, in totale controllo sul vostro corpo e sul colpo che state andando a giocare vi renderete conto che ne è valsa la pena.

Lavorare duro, lavorare tanto, e soprattutto lavorare sempre con la mente: a tennis prima di riuscire a fare una cosa dovrete volerlo.

Vi potreste domandare ora, per chi non è e non diventerà mai un professionista quale sarebbe la ricompensa per un lavoro così duro e difficile?

La risposta è nelle regole stesse del tennis dove non esiste pareggio, in campo si scende da soli ed è esplicitamente vietato dal regolamento ricevere indicazioni dal vostro allenatore: in campo siete soli e a fine partita ci sarà necessariamente un vincitore ed uno sconfitto. E' l'unico sport al mondo in cui si può perdere facendo più punti del proprio avversario (esempio 60 67 67 - ho perso il match facendo 4 game in più del mioavversario) e una partita di tennis non è mai finita fin quando non ottengo l'ultimo punto: se a calcio sto 10 a zero ad un minuto dalla fine so che finita, se a tennis vinco 60 50 40-0 posso tranquillamente finire col perdere, e non pensiate che sia impossibile: è capitato più volte. Inoltre un incontro può durare 30 minuti oppure arrivare a 6 ore e 34 minuti, record assoluto di partita a tennis più lunga della storia. (Santoro - Clement al Roland Garroce 2004)

Per queste ed altre caratteristiche uniche di questo sport si è soliti dire che il tennis lo abbia inventato il diavolo in persona.

Perciò iniziare un match di tennis a qualsiasi livello è sempre una prova piena di incognite, una sfida lanciata a voi stessi prima ancora che al vostro avversario, è il mettersi consapevolmente in gioco: vincere o perdere è relativo, il vero traguardo è sempre e solo giocare bene, giocare al meglio, riuscire ad esprimere il vostro miglior tennis. Il tennista per la natura di questo sport impara prima a perdere che a vincere, i primi match sono un massacro perché ci si trova di fronte a giocatori più forti, più esperti, e ogni incertezza, ogni indecisione si traduce in un errore ed un punto regalati. Pensate che i tabelloni dei tornei sono preparati in base alla classifica dei giocatori per evitare che i più forti si scontrino tra di loro nei primi turni: in pratica ai giocatori con ottima classifica vengono abbinati i meno quotati, il tutto per facilitare l'arrivo in finale dei 2 primi giocatori del mondo. Perciò un esordiente incontrerà al primo turno sicuramente un giocatore forte con ottima classifica, e così sarà fin quando non riuscirà a batterli regolarmente acquistando i punti necessari per migliorare la sua classifica e godere a sua volta dei privilegi ad essa associati.

Però dopo più di qualche sconfitta, dopo tante partite buttate via giocando male o giocando bene ma senza riuscire ad avere la meglio su un giocatore molto più forte di noi, a qualsiasi livello per il principiante o per l'agonista arriverà la prima vittoria: la prima volta in cui scenderete in campo da soli e fronteggerete il vostro avversario colpo su colpo dominado tensioni e nervosismo, riuscendo così a tirar fuori da voi stessi il vostro miglior tennis.

Sarà la vostra prima vittoria. Datemi retta, è una bella sensazione dire a se stessi IO HO VINTO. Non "abbiamo vinto", ma IO HO VINTO. Non "abbiamo giocato bene" ma IO HO GIOCATO BENE. Molti dicono che il tennis non sia formativo in quanto non preveda il gioco di squadra, io ritengo che non ci sia niente di più formativo di uno sport che ti insegna da subito a perdere, e che ti renda il solo responsabile della tua sconfitta o l'unico artefice della tua vittoria.

Il tennis ti insegna umiltà nei confronti di chi è più forte di te e rispetto per chi ti segue, perché il giocatore forte di oggi è stato l'esordiente di ieri. Il tennis ti insegna la necessità dell'impegno e la costanza nel lavorare senza vedere subito i risultati.

Se vuoi vincere qui devi farlo da solo, nessuno ti aiuterà una volta sceso in campo. Se vuoi vincere qui sai che prima dovrai affrontare tante sconfitte. Ma se vuoi vincere davvero, se credi di poterlo fare un giorno la tua prima vittoria arriverà e credetemi, è una bella ricompensa a tutte le ore passate provando a correggere un dettaglio di posizione, vedendo nonostante i nostri sforzi la pallina finire inesorabilmente in rete o fuori dal campo.

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